Migranti, numeri, miti e verità

Capita sempre più spesso di leggere affermazioni trancianti sul fenomeno dell’immigrazione. In particolare ultimamente, successivamente al comunicato a firma della Vice Sindaca di Anguillara, Sig.ra Sara Galea [link], nel quale veniva fornita informazione alla cittadinanza della decisione assunta dalla Giunta grillina di ospitare “max 18-20 minori non accompagnati” per “scongiurare” l’apertura di un CAS da parte di soggetti privati.

Non entriamo volutamente nel merito della “unica azione possibile” dichiarata dall’Amministrazione grillina per motivare la decisione assunta, ci limitiamo a definire sconsiderate ed inopportune le parole contenute nel comunicato e lasciamo ai cittadini – quelli dotati di senso critico e umanità – la libertà di giudicarle. Al contempo richiamiamo l’attenzione dei nostri concittadini al contenuto del comunicato con il quale, nel febbraio scorso, prevedemmo tutto ciò: link.

Vogliamo, però, dapprima smentire l’Amministrazione circa la strategicità di una simile azione: non è affatto vero che agendo così, oggi, il Prefetto sarà impossibilitato ad autorizzare l’apertura di un CAS da parte dei privati! Se un privato procederà alla richiesta di apertura di un CAS presso una struttura privata, il Prefetto, previa verifica dei requisiti della struttura stessa, avrà assoluta libertà di autorizzarla, “senza se e senza ma”.

Chiarito ciò, passiamo all’oggetto che maggiormente ci interessa: fornire dei dati che possano meglio inquadrare il fenomeno dell’immigrazione e magari, chissà, consentire l’avvio di un confronto tra chi è pro e chi è contro questo fenomeno sulla base di dati certi e non su fantasiose informazioni che, sempre più spesso, sono create ad arte da chi fonda il proprio credo politico sulla lotta al “nemico immigrato”.

Per cercare di fornire informazioni che siano più chiare possibile, abbiamo provveduto a raccogliere i dati in grafici, che sono la forma più immediata per rappresentarli. I dati riportati nel seguito provengono da: Ministero degli Interni, UNHCR, OIM, Commissione europea, SPRAR, Open Migration, Fondazione Moressa.

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Ma attenzione, il dato concernente gli “sbarchi” non rappresenta il totale dei “migranti” giunti sulle terre dell’Unione Europea, manca, difatti, il totale dei migranti soccorsi in mare (dato non ancora disponibile per il 2017) che, nel 2016 (dato consolidato) fu di circa 180 mila.

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Nota: si noti il totale dei soccorsi in mare eseguiti dalle ONG.

Il 2016 è stato l’anno del record di minori soli nonché di quelli scomparsi: ne sono arrivati più del doppio dell’anno precedente, risultano “scomparsi” circa 6500 (fonte: Ministero Politiche Sociali). Il sistema Sprar, per quanto in crescita, non ha la capacità per accoglierli tutti in modo adeguato: circa 3000 sono stati accolti nello Sprar (1000 in più del 2015).

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I minori sono inseriti nello Sprar soprattutto presso le Regioni del Sud – in Sicilia sono quasi 900, più di 200 sia in Calabria che in Puglia – al Nord spicca l’accoglienza dell’Emilia Romagna, con circa 430 ospiti.

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Qual’è, quindi, il totale degli arrivi in Europa “via mare” del 2016?

Nell’anno 2016 sono sbarcati in Unione Europea, via mare, 355.728 migranti. La maggior parte di questi, circa il 50% in Italia, il 47% in Grecia, il resto in Spagna.

Di questi il 57% erano uomini, il 17% donne e il 26% bambini.

Il sistema di accoglienza italiano

Al 31 agosto 2017 sono 196.285 le persone incluse nel sistema di accoglienza nazionale.

I titolari di protezione internazionale (rifugiati e protezione sussidiaria) alla stessa data sono 74.853.

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I comuni che accolgono migranti o richiedenti asilo sono 3.153 (meno del 50 per cento del totale dei comuni italiani).

A dicembre 2016 l’Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci) aveva raggiunto un’intesa con il Ministero dell’Interno perché i Comuni fino a 2000 abitanti accogliessero 6 richiedenti asilo ciascuno, mentre quelli oltre i 2000 abitanti ne prendessero in carico 3,5 ogni 1000 abitanti.

Se pienamente applicato, il piano permetterebbe di offrire prima e seconda accoglienza a circa 200.000 persone.

Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati

A luglio 2017 il sistema di protezione richiedenti asili e rifugiati, presentava la seguente situazione:

  • 768 progetti
  • oltre 1100 comuni coinvolti
  • 313 posti finanziati
  • circa 31.500 migranti accolti

Nota: si evidenza che il numero dei progetti, dei posti finanziati e dei comuni è in via di incremento.

Con un opportuno Decreto, il 29 maggio 2017 sono stati ammessi a finanziamento 99 progetti per complessivi 2871 posti relativi a richieste presentate da 96 Comuni. Con lo stesso Decreto sono stati concessi contributi aggiuntivi a 14 Enti autorizzati all’ampliamento della capacità di accoglienza per ulteriori 1908 posti.

Con un ulteriore Decreto del 30 giugno 2017 sono stati finanziati progetti presentati da 34 Enti locali. Il finanziamento concesso consentirà l’attivazione di 830 nuovi posti, 380 dei quali in favore di minori stranieri non accompagnati e 30 destinati a soggetti rientranti nella categoria del disagio sanitario.

In sostanza con questi dati si conferma che la “rete SPRAR” dovrebbe a breve essere in grado di garantire circa 31.600 posti in 1270 comuni.

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Al 31 dicembre 2016 risultavano:

  • 652 progetti SPRAR attivi
  • 1000 comuni interessati
  • 99 province e 19 regioni coinvolte
  • 039 migranti beneficiari
  • 000 posti disponibili.

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Domande di asilo

Al 31 agosto 2017 le domande di asilo risultano essere:

  • presentate: 108.870
  • esaminate (indipendentemente da data di presentazione): 58.501
  • esiti:
    • 60% dinieghi;
    • 27%: concessione di permessi umanitari;
    • 7% status di rifugiato;
    • 6% protezione sussidiaria.

Nel 2016, le domande di asilo presentate furono 123.600, di cui 11.656 presentate da minori. Principali nazionalità dei richiedenti asilo, Nigeria (25%), Pakistan (11%), Gambia (7,2%), Senegal (6,2%), Eritrea (6%).

Migranti, PIL e pensioni

I dati ci dicono che il 78% degli stranieri ha tra i 15 ed i 64 anni con una notevole componente giovane – quindi una potenziale forza lavoro.  L’occupazione della  popolazione immigrata  è in parte dovuta alla normativa che vincola il permesso di soggiorno alla condizione lavorativa. Negli ultimi 7 anni, i tassi di occupazione degli stranieri hanno oscillato tra il 64% e il 59%.

Nella maggior parte dei casi (il 66%), gli stranieri svolgono lavori a basso livello di specializzazione ed a bassa retribuzione. Sono principalmente dipendenti (87,5%) e trovano impiego soprattutto nei servizi – come collaboratori domestici, fornitori di assistenza e cura domiciliare, addetti alla ristorazione ed alle pulizie, operatori ecologici – oppure come operai, ausiliari di magazzino, braccianti agricoli ed artigiani edili.

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Nota: le cifre nel grafico sono espresse in migliaia, quindi il valore della prima colonna a sinistra di colore celeste, pari a 1790, sta a significare 1.700.000 lavoratori stranieri, conseguentemente il valore 520 della adiacente colonna rossa, rappresentante il numero di pensioni finanziate con i contributi dei lavoratori stranieri, sta a significare 520.000.

Inoltre, gli immigrati, rappresentano un contributo indispensabile e irrinunciabile per un paese in continuo invecchiamento come l’Italia, tanto da un punto di vista demografico quanto economico. Gli immigrati, numeri alla mano, contribuiscono in maniera significativa all’economia del nostro paese e al mantenimento degli equilibri economici del nostro sistema pensionistico.

Conclusioni

Tutti i dati raccolti, analizzati e sintetizzati graficamente ci dicono che:

  • non siamo in pericolo invasione: il flusso di migranti appare in diminuzione e distribuito sul territorio;
  • siamo dinanzi ad un problema umano ed umanitario: non c’è bisogno di pensare alla storia dei nostri migranti per capire che aiutare è un obbligo morale;
  • esiste un rilevante aspetto socio-economico: il lavoro regolare degli immigrati, oltre a fornire servizi, contribuisce al pagamento delle retribuzioni pensionistiche, laddove non sono più sufficienti i contributi dei lavoratori stessi forniti nel corso della loro attività.

Con questo non stiamo negando le difficoltà della condizione lavorativa del nostro paese, ma stiamo solo analizzando una problematica specifica, troppo spesso strumentalizzata, facendo leva sulle difficoltà oggettive degli italiani e sul qualunquismo dilagante.

Associazione Progetto Comune

 

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Quando l’ordinario diventa straordinario e si è distratti dal passato, si rischia di commettere pericolosi errori

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Spesso le buone cose fatte vengono utilizzate non solo per fare propaganda, ma anche per alimentare un clima di odio e di conflitto che non fa bene alla nostra Città.

Alle volte, inoltre, cedendo alla tentazione della facile visibilità, ci si autoincensa, facendone un proprio vanto esclusivo, per opere ereditate dal passato, manipolando a proprio piacimento la verità e screditando i predecessori.

Probabilmente proprio quello di screditare il passato è l’unico argomento che può spendere chi altro non ha da dire.

Vogliamo prendere ad esempio un tema delicato come quello degli interventi a favore delle scuole.

Nel primo caso abbiamo appreso con piacere che l’attuale amministrazione ha deciso – come del resto fatto da tutte le amministrazioni passate, e per questo basta verificare sull’Albo Pretorio storico – di prevedere un capitolo di bilancio per le spese scolastiche e di inserire all’interno dello stesso varie spese tra le quali quelle per gli arredi.

Nella specie si tratta di acquisti per euro 2.200,00 euro oltre IVA.

Fin qui nulla di nuovo o di straordinario se non che – a differenza del passato dove tali attività degli uffici venivano considerate normale amministrazione – la vicenda sia stata ampiamente enfatizzata dal comunicato della Sindaca e successivo commento del pluridecorato Consigliere delegato (a riguardo ricordiamo a noi stessi che l’attuale Amministrazione – a differenza delle passate – non ha previsto un assessore competente per la Pubblica Istruzione).

Il delegato, oltre ad annunziare la detta previsione di acquisto, si è sentito in dovere di aggiungere – nella consueta e costante polemica con il passato (evidentemente unico tema che lo ossessiona) – e di rimarcare che “ormai non accadeva da anni” che l’amministrazione spendesse per le scuole, lasciate in uno stato di abbandono dai malvagi predecessori.

Non vogliamo assolutamente privare il detto delegato dell’unico argomento che lo gratifica, anzi, lo ringraziamo per avere dato la possibilità di far sapere alla cittadinanza che anche in passato, magari senza averne dato le odierne, eroiche, enfatizzazioni, tutte le amministrazioni dei vari colori o ideologie, avevano previsto capitoli per le spese scolastiche ed avevano utilizzato – laddove necessario ed in base alle possibilità di bilancio – somme a vario titolo per le scuole.

Nel particolare, per ciò che attiene alle spese per le scuole ed in particolare per gli arredi scolastici, basta fare una semplice, veloce, ricerca sullo “Storico dell’Albo Pretorio Comunale online” (anche questo strumento ereditato da quel malvagio passato di cui sopra, vai alla ricerca storica) per verificare le spese e gli impegni delle passate amministrazioni.

Ricordiamo anche al consigliere/delegato che, per sua fortuna, le Amministrazioni passate qualche cosa in eredità hanno lasciato, come ad esempio:

  • il nuovo rifacimento degli impianti sportivi delle scuole medie;
  • l’ampliamento del plesso di Scalo (opera alla quale hanno contribuito a vario titolo almeno le ultime tre amministrazioni onorando la attuale solo della inaugurazione che, purtroppo, ancora non è avvenuta);
  • vari fondi o addirittura gare già espletate tra le quali anche quelle inerenti i recentissimi interventi sugli edifici scolastici e sul tetto dell’asilo nido comunale.

Anche di tali opere apprendiamo che la attuale Amministrazione si stia prendendo, con ridondanti comunicati, meriti che non le appartengono, arrivando – con allegati commenti degli stessi nuovi amministratori – addirittura a criticare tutti quelli che le hanno lasciato il “piatto pronto”.

A riguardo, per ciò che attiene i lavori al tetto della scuola elementare di via Verdi (DD n. 396 del 29.03.2016), al tetto ed ai bagni della scuola media di San Francesco (DD n. 395 del 29.03.2016) ed agli infissi della scuola di Scalo (DD n. 397 del 29.03.2016), come precedentemente i lavori per il rifacimento del tetto dell’Asilo Nido Comunale (DGC n. 58 del 12.05.2016), precisiamo che trattasi di interventi eseguiti grazie a risorse, finanziamenti, attività amministrative e fondi frutto del lavoro delle tanto vituperate “amministrazioni precedenti“.

Con questa nota abbiamo solo voluto evidenziare ed informare i cittadini, per amore della VERITA’, ed in ossequio alle tanto decantate “onestà e trasparenza”, del grande lavoro e della attività che con passione e competenza i tecnici e i dipendenti comunali hanno sempre svolto, anche in passato.

Tornando alla attualità, la consultazione dell’Albo Pretorio online ci ha consentito di venire a conoscenza della vicenda relativa alla “pavimentazione della scuola materna di scalo”.

A riguardo sono presenti tutta una serie di “determine” che appaiono, in qualche caso e per alcuni aspetti, non in “armonia” tra loro.

La prima (DD n. 758 del 30.06.2017), per un importo pari a poco meno di 20.000,00 euro, si riferisce al solo “acquisto dei materiali necessari”, materiali che, quindi, sono a carico del Comune e non della futura impresa aggiudicataria. Il lavoro – leggesi – lo avrebbero fatto gli operai comunali.

La seconda (DD n. 809 del 07.07.2017),  portante  una spesa pari sempre a poco meno di 20.000,00 euro,  è relativa alla sola manodopera,  ed è stata aggiudicata ad una impresa locale, previa consultazione di due preventivi.

Con una terza determina si revoca praticamente la seconda (DD n. 859 del 17.07.2017).

Infine una ultima determina (DD n. 888 del 28.07.2017) aggiudica i nuovi lavori – sempre di sola manodopera – ad una cifra imponibile leggermente inferiore ai 40.000,00 euro (al netto dell’IVA) per un totale complessivo pari ad euro 43.874,32 euro.

I lavori di pavimentazione sono, quindi, lievitati? Stando agli atti, in poco tempo, sono passati dalla somma di euro 20.000,00 (per i soli materiali, lavori da realizzare in economica con gli operai comunali) a quella di quasi 60.000,00 euro (materiali + manodopera esterna, sempre al netto degli oneri).

Chiediamo, quindi, a chi nella presente Amministrazione si occupa di “scuola”, di verificare in primis che tipo di pavimenti saranno utilizzati ed a che costi questi verranno acquistati, visto che per tale spesa il Comune ha impegnato circa 20.000,00 euro non ricorrendo alla prevista procedura di acquisto tramite MEPA.

Il successivo appalto – pari a quasi ulteriori 40.000,00 euro – si riferisce alla sola manodopera e, pertanto, il costo complessivo dell’opera – stando agli atti – sarà pari a circa 60.000,00 euro al netto degli oneri.

Chiediamo a riguardo, e su questo punto la risposta dovrà fornirla anche il Segretario Comunale nella Sua qualità di responsabile dell’Anticorruzione, come mai l’acquisto di materiale non sia stato fatto con la procedura MEPA e come mai si sia diviso l’appalto – che supera in via complessiva ampiamente  la soglia dei 40.000 euro – in due affidamenti diversi, realizzando quello che nel gergo amministrativo si chiama “spezzatino” e cioè la frammentazione dell’appalto sotto la predetta soglia minima.

Chiediamo, infine, al Segretario Comunale, nella Sua sopracitata funzione, di verificare se siano state rispettate  le procedure di legge e segnatamente quello che prevede la procedura di acquisto attraverso il Mercato Elettronico e quella prevista da tutta la normativa in materia di affidamenti ed appalti e dal vigente Codice degli Appalti.

Attendiamo fiduciosi le “oneste e trasparenti” risposte.

Associazione Progetto Comune

Anguillara, Mozione a tutela del lago, dell’acqua pubblica, della vita

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La pubblica amministrazione, si sa, parla per atti, il Comune – nello specifico – fornisce l’indirizzo politico amministrativo con le Delibere di Consiglio e di Giunta. Lunedì 31 luglio si riunirà il Consiglio comunale di Anguillara e discuterà la Mozione (LINK) con la quale verrà definita, con atto formale, la posizione di forte condanna della nostra comunità nei confronti della grave crisi del lago nonché una serie di precise e puntuali azioni che nel medio-lungo termine consentiranno di scongiurare il ripetersi di simili tragici accadimenti (in termini ambientali).

Apprendiamo con soddisfazione la scelta dell’amministrazione di Anguillara di voler calendarizzare questo atto che, su nostra iniziativa, è stato inviato a tutte le amministrazioni del comprensorio sabatino, nella speranza che – approvandolo tutte – si delinei una netta indicazione dell’intera comunità del lago.

L’importanza di quanto puntualmente descritto nel documento in discussione (Mozione) dovrebbe essere la linea lungo cui muoversi nel futuro. Per tale motivo invitiamo tutte le forze politiche, quelle che oggi sono in maggioranza e quelle che oggi sono in minoranza, a votare compatti il testo, previo emendarlo qualora ci fossero sfuggite sensibilità che si volessero evidenziare.

Facciamo quindi appello a tutti i partiti, movimenti, pensieri politico-culturali del nostro bacino affinché supportino l’approvazione della suddetta Mozione. E’ essenziale, su questi temi, dimostrare che non sono i colori politici che possano frenare l’azione di difesa di un bene che è universale come il lago ovvero come l’acqua.

Comitato Acqua Pubblica CPRN/Anguillara
Coordinamento Regionale Acqua Pubblica Lazio
Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua
Anguillara Bene Comune
Associazione Progetto Comune

Anguillara Sabazia, 27.07.2017

Fresato d’asfalto: che regole vengono seguite?

fresato

Nella foto, scattata un paio di giorni fa, un cumulo di fresato d’asfalto presso l’autoparco comunale di Via Duca degli Abruzzi, ad Anguillara Sabazia.

Chiediamo all’Amministrazione comunale:

  • di fornire informazioni e documentazione che attestino le disposizioni, emanate dagli uffici competenti, volte a chiarire quali siano le intenzioni di “utilizzo” del materiale suddetto: rifiuto o sottoprodotto?
  • di sapere come e chi abbia portato e stoccato il materiale in foto presso l’autoparco comunale e da dove questo provenga.

Invieremo agli uffici competenti apposita interrogazione, sperando che alla stessa venga fornita risposta.

Maggiori dettagli e riferimenti normativi nell’approfondimento che segue.


Approfondimento e riferimenti normativi

Legalità, cercando sulla Treccani, troviamo questa definizione: l’essere conforme alla legge e a quanto è da questa prescritto.

Abbiamo pensato alla legalità in merito al fresato d’asfalto, quel materiale derivante dal disfacimento del manto stradale. Ne parliamo perché un paio di giorni fa, passando dinanzi all’autoparco comunale (ultimamente sito piuttosto frequentato a causa della nota presenza di materiale di risulta di alcune operazioni cimiteriali sulle quali, sembrerebbe, siano stati sollevati dubbi di legittimità), abbiamo notato, quindi fotografato (vedi foto sopra), un cumulo di suddetto materiale.

La normativa in materia è piuttosto complessa. L’argomento è trattato tra le altre fonti normative, dal DLgs 152/2006 (artt. 183, 184, 184-bis, 230 ed altri), ma sono le molte sentenze intervenute nel tempo che, cercando di fare chiarezza tra norme nazionali e disposizioni europee, hanno difatti delineato i confini entro i quali muoversi per potersi dichiarare “nella legalità”.

Esemplificando, il materiale di risulta del processo di fresatura dell’asfalto può essere considerato: sottoprodotto oppure rifiuto.

Si considera sottoprodotto, quando il fresato viene trattato da impianti autorizzati per la produzione di conglomerati bituminosi. Invero alcune interpretazioni delle corti considerano il fresato come sottoprodotto solo se si prevede la riselezione e frantumazione tramite “appositi impianti mobili in situ (cioè all’interno del cantiere)”. Ma questo non rileva per le considerazioni qui espresse.

Si considera, invece, rifiuto e viene catalogato con il codice CER 17.XX (vedi elenco), quando sussiste la “effettiva volontà di disfarsi (del fresato) da parte del relativo produttore e/o detentore” [si veda art. 183, comma 1, lett. a), del TUA: “rifiuto“: qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l’intenzione o abbia l’obbligo di disfarsi].

Appare evidente, quindi, che ad assumere carattere dirimente, ai fini della qualificazione del fresato stradale come rifiuto o come sottoprodotto, resta quindi la volontà di colui che produce o detiene detto materiale.

Andando a leggere la sentenza 19/04/2011, n. 16705, della Corte di Cassazione, troviamo la seguente definizione: “il fresato d’asfalto proveniente dal disfacimento del manto stradale rientra nella definizione del materiale proveniente da demolizioni e costruzioni, incluso nel novero dei rifiuti speciali non pericolosi”.

La stessa stabilisce che per “escludere l’applicazione della normativa sui rifiuti per i materiali provenienti da demolizioni stradali è onere di chi ne afferma il riutilizzo fornire la prova di tale assunto, in quanto detti materiali non rientrano nella categoria delle terre e rocce da scavo e sono classificati come rifiuti …”.

Riassumendo, il fresato d’asfalto proveniente dal disfacimento del manto stradale è un rifiuto e non può essere equiparato né a materiali inerti né a un sottoprodotto se non si è in grado di fornire la prova del suo riutilizzo (che non è certamente una semplice dichiarazione bensì il soddisfacimento di ben determinati criteri volti a “certificare” che il fresato verrà effettivamente riutilizzato in base a ben definite percentuali di miscelazione con altre sostanze bituminose onde evitare la produzione di materiale di scarsissima qualità).

Tutto ciò in quanto il fresato d’asfalto è materiale che deriva da “demolizione/scarificazione” del manto stradale ed in quanto tale, in assenza di una certificazione che ne attesti la possibilità di utilizzo come sottoprodotto, è da considerare come “rifiuto speciale” (se pericoloso o meno dipende da altri fattori, non rilevanti ai fini del presente documento) e quindi soggetto all’obbligo del conferimento ai fini del recupero prima di un’ulteriore utilizzo.

Ed in tal caso, il trasporto e il riutilizzo del fresato d’asfalto – per esempio per livellare una strada – si configurerebbero come “reato di smaltimento illecito” e altri reati conseguenti, quali ad esempio il trasporto illecito di rifiuti per mancanza di iscrizione all’albo dei trasportatori autorizzati e FIR (Formulario Identificazione Rifiuti).

Se invece il soggetto che effettua la fresatura/scarificazione predispone della documentazione volta a garantire i presupposti dell’art 184-bis (sottoprodotti), prima dell’utilizzo, allora secondo il Consiglio di Stato (4151/2013 e 4978/2014), la fresatura può essere considerata un “sottoprodotto”.

Ricordiamo, infine, che la violazione alle disposizioni di legge in materia sono classificati come reati ambientali e che recentemente (febbraio 2017) una vasta operazione dei NOE ha dimostrato la gravità ed i rischi di una non “lecita gestione” del materiale di risulta dei lavori di fresatura dell’asfalto (leggi articolo).

Associazione Progetto Comune

 

 

Comitati di Quartiere: uno strumento inviso all’Amministrazione pentastellata

La partecipazione, la trasparenza e il confronto con i cittadini erano i dogmi degli attivisti del Movimento 5 Stelle che, per questi motivi, ha raccolto i consensi elettorali che gli hanno permesso di salire in Comune. Dopo neanche un anno, giorno dopo giorno, pur di difendere la poltrona, rinnegano questi principi di cui, peraltro, si vantavano di essere i soli rappresentanti.

Si è svolta sabato scorso, 24 giugno 2017, presso l’Oratorio di Viale Reginaldo Belloni (come mai non si è concesso l’uso di uno spazio comunale?), la riunione indetta dai tre Comitati di Quartiere del Centro Storico, Residenza Claudia – Poggio dei Pini e Ponton dell’Elce – Colle Sabazio –  Albucceto.

Durante la riunione, sono state elencate le attività svolte nel biennio 2015-2017 riassunte nel volantino di due pagine riportato nelle immagini sottostanti (ci scusiamo per la scarsa qualità delle foto).

Motivo dell’incontro, sottolineare che i Comitati sono l’unico organo di quartiere legalmente riconosciuto e che questi operano all’interno di ben definiti recinti normativi, contrariamente – invece – per quanto accade con altre realtà associative presenti sul territorio.

La funzione dei Comitati, è coadiuvare l’amministrazione nella gestione del territorio, fungere da cuscinetto tra il Comune e i cittadini, operare un primo controllo da vicino del territorio e rapportarsi con l’Amministrazione nei casi di necessità.

Nel regolamento attualmente vigente, i Comitati possono anche raccogliere idee dal territorio per poterle poi presentare al Comune che ne valuta la possibile realizzazione fornendo, nel caso di diniego, motivazioni di pertinenza.

Per questo motivo i Comitati, tutti indistintamente, hanno lamentato lo scarso coinvolgimento nei processi decisionali dell’Amministrazione che dovrebbe rapportarsi con essi prima di qualsiasi intervento sul territorio.

I Presidenti dei Comitati informano, poi, le circa 70 persone presenti, che essi sono stati regolarmente eletti ed è proprio questo suffragio, che consente loro di esigere una maggiore considerazione da parte del Comune nei processi decisionali che riguardano il territorio di competenza.

Viene, quindi, fatto notare che i Comitati si sono sempre proposti all’Amministrazione in maniera positiva e mai impositiva. A fine marzo 2017, i tre Comitati hanno inviato una lettera alla Sindaca, prima cittadina nonché delegata ai quartieri, nella quale si chiedevano spiegazioni per lo scarso coinvolgimento e le scarse informazioni circa le attività, che sono state poste in essere, come per esempio, in occasione della Variante del PRG, la gestione delle spiagge, l’approvazione del bilancio di previsione. Nella nota, informano i Presidenti, è stato anche chiesto semmai vi fossero state attività o atteggiamenti, posti in essere dai Comitati, che potessero motivare un simile comportamento nei loro confronti.

In risposta a tale lettera, la Sindaca ha proceduto alla convocazione di un incontro con i soli tre Presidenti dei Comitati di Quartiere (che si ribadisce, sono democraticamente eletti dai cittadini, proprio come la Sindaca), svoltosi martedì 20 giugno, i quali hanno partecipato convinti di poter affrontare e superare le difficoltà sinora avute. Da notare uno dei passaggi del racconto dei Presidenti laddove informano che “ci siamo trovati davanti in numero elevato di Amministratori a differenza nostra a cui era stato espressamente chiesto di venire soli, quindi ci sono stati momenti in cui ci siamo sentiti quasi soffocati”.

In suddetto incontro, i Presidenti sono stati informati del fatto che l’Amministrazione non “gradisce il comportamento dei Comitati e ritengono fuori luogo che vengano esposte pubblicamente alcune delle attività in programma”. Non concordando con questo comportamento, i tre Presidenti hanno ritenuto opportuno, quindi, procedere al chiarimento e raccontare come si sono svolti i fatti: per questo noi li ringraziamo.

Viene poi raccontata, da parte del Presidente del Centro Storico, la trafila da questi seguita per assicurarsi che, la data dell’incontro odierno, fosse libera da impegni da parte della Sindaca. Il Presidente Boano racconta che, per assicurarsi della corretta comunicazione, ha personalmente provveduto a recarsi in Comune e chiesto alla segretaria della Sindaca, una data in cui quest’ultima fosse libera da impegni. Non ottenendo alcuna risposta, sette giorni dopo il Dott. Boano, si è nuovamente recato in Comune per sollecitarla. Trascorrono altri giorni senza ottenere risposta. Il Presidente del Centro Storico racconta che, dovendo necessariamente stabilire una data, ha provveduto a controllare sul calendario degli eventi in programma, quale data risultasse libera da manifestazioni.

Viene individuato il 17 giugno e viene inoltrata richiesta per l’utilizzo della Stazione del Cinema (ex Consorzio Agrario), unica struttura idonea per simili eventi. Richiesta che, seppur inviata tramite protocollo, non ha ottenuto alcuna risposta da parte dell’Amministrazione, richiesta che viene però rigettata verbalmente.

Salta quindi la data del 17 giugno. A questo punto i tre Presidenti optano per la data del 24 giugno e scrivono al Comune, informando l’Amministrazione sulla data dell’incontro ed invitano l’Amministrazione a partecipare.

Anche su questa lettera cala il silenzio e nessuna risposta viene data ai tre Presidenti dei Comitati di Quartiere.

Ricapitolando: per garantire la partecipazione dell’Amministrazione, i Presidenti hanno spostato più volte la data dell’incontro e chiesto un luogo comunale che, però, è stato loro negato. Ad ulteriore conferma di questo “ostruzionismo istituzionale”, che tutti in assemblea hanno ritenuto deplorevole, la decisione dell’Amministrazione di non partecipare con nessun rappresentante all’incontro, a causa “dei troppi impegni” e da altre “questioni più importanti”.

I Presidenti hanno poi voluto esplicitare che tutto quanto da essi riferito è documentabile da lettere e numeri di protocollo, strumento quest’ultimo evidentemente non tenuto in considerazione dall’Amministrazione.

La riunione di sabato prosegue e i presenti vengono informati che, durante l’incontro con i Presidenti, la Sindaca avrebbe evidenziato che il Regolamento dei Comitati di Quartiere è contrario al TUEL e che, quindi, l’Amministrazione sta procedendo alla redazione di un nuovo regolamento. Purtroppo, nonostante le rassicurazioni che il tutto sarebbe stato approvato entro fine gennaio, il nuovo regolamento non è ancora pronto.

I Presidenti dei Comitati, continuando ad esporre i fatti, informano di aver chiesto all’Amministrazione per quale motivo questi non sono stati informati delle decisioni riguardanti la Variante al PRG. La risposta dell’Amministrazione pentastellata è stata “è una materia fuori dalla responsabilità dei CdQ”.

Ricordiamo al lettore che stiamo parlando di coloro che, prima delle elezioni davano lezioni di trasparenza e partecipazione ….

E’ stato poi raccontato che i Presidenti dei Comitati hanno inutilmente inviato all’Amministrazione comunale proposte inerenti la sicurezza del territorio, il decoro, le attività culturali e di rilancio economico, la gestione delle spiagge e di P.zza del Molo, il problema del passaggio a livello, l’acqua, le cave, e molte altre, ma la risposta dell’Amministrazione è sempre identica: il silenzio!

Viene poi fornita informazione, circa la prossima risoluzione della messa in sicurezza dell’ingresso della scuola della Stazione. Problema che più volte era stato segnalato dal CdQ n. 5.

Nel merito del recente abbattimento di 23 pini storici in Via della Residenza Claudia, la Presidente del Quartiere n. 5 informa di aver più volte sollecitato l’Amministrazione alla risoluzione del grave dissesto della sede stradale ma di non avere mai richiesto l’abbattimento di pini.

In merito ai lavori di sistemazione di Via della Residenza Claudia, vi invitiamo a leggere la nostra ricostruzione dei fatti: LINK.

Boano informa, poi, di aver più e più volte scritto all’Amministrazione per avere chiarimenti in merito al centro anziani del centro storico: diverso argomento, stessa sorte, ossia nessuna risposta.

Il Consigliere di minoranza Silvio Bianchini, invitato a prendere la parola, informa che c’è stata una rescissione del contratto di locazione in maniera unilaterale, senza informare – quindi – tutte le parti coinvolte e che, secondo lui, questo porterà a inevitabili ricorsi.

Bianchini, cosi come il Consigliere Antonio Pizzigallo, informano di aver contestato le modifiche apportate al Regolamento sui Comitati di Quartiere e di averne chiesta copia per poterla valutare alla Commissione Statuto e Regolamenti (ricordiamo che questa ha come fine quello di mettere maggioranza e minoranza intorno ad un tavolo per poter discutere e giungere ad un compromesso in quanto, i regolamenti sono disposizioni permanenti e dovrebbero, quindi, recepire le diverse sensibilità delle diverse forze politiche).

I Presidenti dei CdQ informano della prossima scadenza degli stessi che, come da Regolamento, avverrà a ottobre 2017, due anni dopo la loro costituzione. Se il “nuovo regolamento” non verrà approvato prima e prevedrà eventuali traslazioni temporali, la decadenza dei tre Comitati è quindi prossima.

Ma cosa succederebbe se dovessimo arrivare ad ottobre senza il “nuovo regolamento”? Succederebbe che si dovrà, di nuovo, votare per eleggere i nuovi Comitati di Quartiere sulla base del precedente Regolamento. Non ci sarebbe nulla di grave se non fosse che, nel regolamento attualmente vigente, il quorum di votanti per rendere valida l’elezione è fissato al 20%. E questa cosa è per alcuni quartieri quasi impensabile. Insomma, semplicemente senza fare nulla, l’Amministrazione Anselmo si libererebbe dell’unico strumento di partecipazione cittadina.

Una cittadina in sala, propone ai Presidenti di procedere, qualora ce ne fosse bisogno, ad una formale denuncia. I Presidenti replicano, affermando che non è nelle loro intenzioni arrivare ad uno scontro con la Giunta, bensì cercare una apertura, che possa concludersi con un dialogo costruttivo e rispettoso dei diversi ruoli. Nonostante questa volontà, se l’Amministrazione non dovesse rispondere alle domande che i cittadini fanno tramite i Comitati di Quartiere, non si possono certo escludere altre vie.

In chiusura, la Presidente del CdQ n. 5, torna sull’argomento “Via della Residenza Claudia” ed informa che è intenzione dell’Amministrazione far rientrare i lavori sulla via sotto la soglia di legge per gli affidamenti diretti (40 mila euro), così da non dover necessariamente passare per una gara d’appalto. Al contempo informa che l’Amministrazione vorrebbe coinvolgere il CdQ n. 5, nella scelta delle essenze arboree che sostituiranno i 23 pini secolari abbattuti.

L’Associazione Progetto Comune, che ha realizzato il presente resoconto e che lo pubblica affinché tutti possano sapere come sono andate le cose, ritiene che le essenze debbano essere scelte da un professionista nell’ambito della progettazione dell’intera risistemazione della strada, non potendo essere stabilite in maniera avulsa dalla stessa e senza le dovute conoscenze alla base di una progettazione del verde. Questo affinché, il risultato finale, almeno non vanifichi il sacrificio dei 23 pini storici. Al limite il CdQ n. 5 potrebbe essere chiamato ad esprimesrsi nell’ambito di una selezione di essenze arboree, già individuata dal progettista.

In merito alla vicenda “abbattimento di 23 pini storici”, tutti noi, membri di Progetto Comune, invitiamo i cittadini a porre attenzione su quanto è accaduto e ad un controllo sulla realizzazione dei lavori promessi, nonché sugli importi e gli affidamenti. Questo per evitare che oltre al danno (23 pini abbattuti) segua la beffa. Ricordiamo che è previsto uno scasso di 40 cm fino alla base dei pini – quindi marciapiedi – ed il rifacimento dei sotto-servizi nonché la ripiantumazione di essenze arboree idonee al contesto.

La Presidente del Quartiere n. 5, chiude il suo intervento informando che, alla richiesta di installare delle bacheche per affiggere le comunicazioni del Comitato di Quartiere, la risposta dell’Amministrazione è stata “non è compito dell’Amministrazione” e che, conseguentemente, ci ha pensato il Comitato ad installarne una a proprie spese.

L’incontro termina con l’invito dei Presidenti, al quale noi ci associamo, ad una maggiore partecipazione dei cittadini, anche in vista delle possibili votazioni dei Comitati di Quartiere, salvo novità che – comunque – non parrebbero esserci all’orizzonte.

Conclusione: l’atteggiamento dell’Amministrazione penstastellata, nata sulla base di una speranza – oggi vana – di cambiamento, di novità, di apertura, di trasparenza, di partecipazione, risulta di difficile comprensione e accettazione. Come sono difficilmente accettabili i comportamenti e le risposte date online ai cittadini, da qualche Amministratore che, spesso, si esprime in modo scomposto, talvolta provocatorio, talvolta offensivo. I Comitati di Quartiere, che dovrebbero essere la culla dove far crescere la partecipazione dei cittadini, sono invece invisi dall’Amministrazione, perché non si piegano in maniera acritica alla sua volontà, perché la pungolano, laddove essa latita (e latita parecchio), perché i Consiglieri di Quartiere – che, ricordiamo, sono democraticamente eletti – chiedono di essere considerati alla pari degli attuali Consiglieri comunali di maggioranza i quali, in alcuni casi, hanno persino avuto meno preferenze di quelle ottenute dai Presidenti stessi …. e questo, dovrebbe far riflettere l’Amministrazione comunale, sulla rappresentatività dei Comitati.

Resoconto a cura di
Associazione Progetto Comune

 

Per eventuali correzioni ed integrazioni scrivere a:

Lettera ai sindaci del lago

azione.legale

L’Associazione Progetto Comune continua nell’azione di sensibilizzazione delle istituzioni locali affinché queste avviino una azione legale a tutela del bacino idrico.

Per questo, in data odierna, via PEC, è stato inviata la seguente richiesta ai tre Sindaci dei tre Comuni del Lago. Tale nota risulta accettata dalle rispettive caselle di posta elettronica certificata dei destinatari.

Renderemo note le risposte che perverranno.


Alla c.a. dei Sindaci dei tre paesi rivieraschi

L’associazione Progetto Comune, un paio di giorni prima dell’incontro del 31 maggio 2017, tra le amministrazioni comunali di Bracciano, Anguillara e Trevignano, il Consorzio e l’Ente parco Bracciano-Martignano, organizzato per affrontare la crisi idrica del lago, suggeriva in un articolo sul suo sito (si veda: https://anguillaraprogettocomune.net/2017/05/29/emergenza-lago-cosa-fare/) la necessità di intraprendere un’azione legale congiunta, a tutela del lago, tra le tre amministrazioni, per opporsi con efficacia e determinazione, al programma di Acea, di non cessare la captazione, diminuire i prelievi e addirittura di procedere ad un aumento della captazione.

Riteniamo sussistere le condizioni e la fondatezza giuridica per procedere nei confronti di chi, sta avanzando verso una direzione contraria, rispetto a quella indicata dagli esperti, rendendosi responsabile di un irreversibile danno ambientale.

Siamo disponibili a collaborare fornendo tutta la documentazione tecnico-scientifica da noi raccolta e la predisposizione di una Mozione (di cui abbiamo disponibile una bozza) da portare in Consiglio, che impegni le tre amministrazioni a procedere giudiziariamente in ogni sede e non limitando l’azione legale ai soli esposti contro chi si sta rendendo responsabile, di quanto detto.

Restiamo a disposizione ed attendiamo, fiduciosi, un segno di riscontro.

Dott.ssa Maria Clara Lanzara
Vice Presidente
Ass. Progetto Comune

Divieto di balneazione: è legittimo o no?

divieto

Con l’aiuto di alcuni cittadini che, contrariati dall’Ordinanza Dirigenziale oggetto della presente si sono attivati per chiedere la verifica della legittimità della stessa, è stato composto il testo di seguito riportato al fine di documentare quelli che sono i dubbi emersi nei confronti avuti, chiederne la valutazione da parte dell’Amministrazione Comunale ed eventualmente votarne l’annullamento.

Vorremmo che il lavoro e la ricostruzione di seguito riportata venisse presentata e discussa (come Mozione, per esempio) in un prossimo Consiglio comunale. Ciò al fine di verificare la fondatezza o meno delle considerazioni in essa contenute.

Si ringraziano i cittadini che hanno collaborato alla redazione della presente.

Associazione Progetto Comune



Oggetto:
divieto di balneazione attuato dal Comune di Anguillara Sabazia con Ordinanza Dirigenziale N.R.G 58 del 3/5/2017

Premesso che:

  • il DLgs 116/2008 – “Attuazione della direttiva 2006/7/CE relativa alla gestione della qualità delle acque di balneazione e abrogazione della direttiva 76/160/CEE”:
    • all’art. 4 individua le competenze regionali ed in particolare al comma 1, lettere “a” ed “e” attribuisce alla competenza regionale:
      a) l’individuazione delle acque di balneazione e dei punti di monitoraggio.
      e) la facoltà di ampliare o ridurre la stagione balneare secondo le esigenze o le consuetudini locali;
    • all’art. 5 individua le competenze comunali, e in particolare al comma 1, lettere “a” e “b”:
      a) la delimitazione, prima dell’inizio della stagione balneare, delle acque non adibite alla balneazione e delle acque di balneazione permanentemente vietate ricadenti nel proprio territorio, in conformità a quanto stabilito dall’apposito provvedimento regionale;
      b) la delimitazione delle zone vietate alla balneazione qualora nel corso della stagione balneare si verifichi o una situazione inaspettata che ha, o potrebbe verosimilmente avere, un impatto negativo sulla qualità delle acque di balneazione o sulla salute dei bagnanti;
  • all’art. 6, comma 1: Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano individuano ogni anno, entro e non oltre il 31 dicembre, le acque di balneazione e determinano la durata della stagione balneare così come definita dall’articolo 2, comma 1, lettera e);
  • in ottemperanza all’art. 6, la Regione Lazio individua annualmente con Delibera di Giunta Regionale le acque destinate alla balneazione e le acque che ne sono escluse, nonché la durata della stagione balneare;
  • l’atto vigente per l’anno in corso è la DGR T00084 del 11/5/2017, la quale individua l’area in oggetto, avente cod. europeo IT012058005A002, quale area destinata alla balneazione.

Rilevato che:

  • il comune di Anguillara Sabazia (Area III), ha emesso – ai sensi dell’art. 54 del TUEL – l’Ordinanza Dirigenziale N.R.G 58 del 3/5/2017;
  • suddetta ordinanza, in particolare, ha decretato: “ZONA 1 – Via Reginaldo Belloni da piazza del molto fino allo Chalet del lago. La stagione ha inizio il 15 maggio e termina il 30 settembre. La balneazione non è consentita”.

Constatato che, in merito al provvedimento adottato dal Comune di Anguillara Sabazia:

  • l’ordinanza dirigenziale non può interdire la balneazione fuori dai casi transitori previsti dall’art. 1, comma 5, lettera B (Gravi casi di inquinamento ambientale);
  • a norma del TUEL, i casi di cui sopra devono essere oggetto di ordinanza sindacale e non dirigenziale;
  • non spetta al Comune perimetrare le aree soggette o interdette alla balneazione poiché a norma dell’art.4 comma 1, lett. A e dell’art. 6, comma 1 del DLgs 116/2008, il compito spetta unicamente alla Regione Lazio;
  • individua un tratto che non corrisponde ad alcuna area di balneazione di cui alla DGR T00084 del 11/5/2017 né per estensione né per localizzazione;
  • non è specificata nel testo alcuna motivazione in merito al divieto di balneazione;
  • non sono addotte, in particolare, motivazioni sanitarie;
  • non è citato in premessa né il DLgs 116/2008, né la DGR T00084/2017;
  • richiama genericamente il DLgs 152/06 (Testo Unico dell’Ambiente) che non legifera in merito alla materia in oggetto;
  • non è possibile decretare, con ordinanza dirigenziale, la durata del periodo di balneazione in quanto anch’esso è stabilito dalla Regione Lazio in forza dell’art. 6, comma 1 e dell’art. 4, comma 1, lett. “e” del DLgs 116/2008;
  • non può essere addotta una motivazione relativa alla “delimitazione” in quanto l’art. 5 comma 1, lett. “a” del del DLgs 116/2008, indica chiaramente che la delimitazione deve avvenire “in conformità a quanto stabilito dall’apposito provvedimento regionale”;
  • risulta  sia stata officiata a controllare il rispetto della Ordinanza ed a elevare contravvenzioni ai presunti trasgressori una Associazione  i cui membri sono denominati “Guardie Zoofile” e ciò alla luce di una ipotetica convenzione stipulata tra quest’ultima Associazione  e l’Ente;
  • risulta che a tale Associazione sia stato corrisposto un contributo pari ad euro 6.000,00=;
  •  non è noto conoscere in base a quale titolo e normativa le suddette “Guardie Zoofile” possano agire quali Ufficiali di Pubblica Sicurezza;
    Difatti, in data 20 novembre 2013, il Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Viminale ha emesso un parere che distingue fra guardie zoofile nominate con decreto prefettizio e guardie zoofile nominate ai sensi di leggi regionali. Le prime sono abilitate a compiti di vigilanza, nei limiti del campo di applicazione della Legge 189/2004 (ai sensi dell’articolo 6, comma 2) e “limitatamente alla tutela degli animali d’affezione (dunque: gli illeciti penali commessi mediante maltrattamento degli animali e loro impiego in combattimenti clandestini o in competizioni non autorizzate, con esclusivo riguardo agli animali domestici o di compagnia)”; le seconde sono invece “abilitate ai compiti di vigilanza previsti dalle leggi regionali stesse”. La nota del Ministero dell’Interno, relativamente alle guardie zoofile nominate ai sensi di leggi regionali e riconosciute da un organo regionale, aggiunge che “durante il servizio non rivestono qualità di polizia giudiziaria non essendo ad esse applicabile la previsione di cui all’articolo 6, comma 2” della Legge 189/2004. La norma, infatti, “riconosce dette qualità solo alle guardie nominate ai sensi di tale norma, nei limiti dei compiti attribuiti dai rispettivi decreti prefettizi di nomina”.
    Dal che ne discende che non si comprende quale sarebbe il fine delle disposizioni date alle guardie zoofile, se le infrazioni da questi eventualmente rilevate sarebbero effettuate da soggetto in carenza di potere e pertanto impugnabili  dal cittadino con inevitabili esiti vittoriosi (si potrebbe configurare danno erariale).

Tutto ciò premesso, da considerarsi parte integrante della presente, si chiede al Presidente del Consiglio Comunale, al Sindaco, all’Assessore competente per materia ed agli Uffici Tecnici competenti:

  1. di procedere all’annullamento dell’Ordinanza Dirigenziale n. N.R.G 58 del 3/5/2017 emessa dal Responsabile dell’Area III in quanto emessa in carenza di potere dal soggetto firmatario ed in violazione della normativa vigente in materia;
  2. il ripristino della “legalità” e quindi la rimozione della cartellonistica apposta lungo il tratto di spiaggia “illegittimamente” interdetto alla balneazione;
  3. l’annullamento dell’orario di balneazione in zona 2, per le motivazione sopra esposte;
  4. l’invio del presente atto agli Organi preposti alla verifica di legittimità in merito alle azioni intraprese dal Comune di Anguillara Sabazia relativamente allo “sgombero forzato” operato nei confronti dei bagnanti per opera della cd. Polizia zoofila.

 

23 pini: cronologia, dubbi e mancati chiarimenti

taglio-pini

Il 30 dicembre 2015, con DD n. 1551 (LINK), il Responsabile dell’Area III, Ing. Vittori, dispone l’impegno di spesa, per un importo pari a 30 mila euro, per “lavori di manutenzione viabilità Residenza Claudia”.

Nella stessa viene premesso che:

  • occorre dare corso ai lavori di sistemazione della viabilità in località Residenza Claudia, in particolare provvedendo alla potatura ed all’abbattimento di alberi pericolanti.

Il 15 febbraio 2016, con DD n. 210 (LINK), lo stesso Dirigente, incarica il Dott. Marcello Roncoloni per la redazione di una perizia forestale sulla base delle sotto riportate premesse:

  • Constatato che è necessario redigere una perizia tecnica ante e post operam finalizzata a definire gli impatti delle opere di rifacimento del manto di asfalto superficiale di Via Residenza Claudia e l’eventuale necessità di abbattimento delle alberature di pino presenti a seguito delle lavorazioni eseguite, per la quale è richiesta una elevata professionalità e significativa esperienza nel campo talché non sono state rilevate adeguate figure professionali nel personale dell’Area LLPP, e Manutenzioni.

Stando alle informazioni da noi raccolte, a seguito di suddetta DD, il tecnico incaricato produsse una perizia (di cui si parlerà nel seguito) nella quale stabilì l’esigenza di abbattere 5 pini (il cui apparato radicale risultava particolarmente compromesso e quindi era a rischio la loro stabilità) nonché una serie di prescrizioni (potatura, interventi sui colletti radicali, fresature superficiali) per poter procedere ad un intervento che salvaguardasse gli altri 18 alberi della stessa specie che vivevano rigogliosi su Via della Residenza Claudia (ieri ne hanno abbattuti 6, oggi continueranno, probabilmente quando leggerete questa ricostruzione saranno stati tutti abbattuti).

Suddetta perizia è più volte citata nei documenti da noi reperiti sul sito web del Comitato di Quartiere n. 5 (al quale va il nostro ringraziamento per la trasparenza) ed in particolare:

  • Riunione del CdQ n. 5 del 15 marzo 2016 (LINK): “…. il Vicesindaco Sig. Silvio Bianchini al quale viene data la parola fornendo aggiornamenti sulla richiesta di via Residenza Claudia. In particolare conferma l’intervento dell’agronomo che ha effettuato e depositato la perizia in merito alla sistemazione degli alberi della suddetta via ….”.
  • Nota del Comune, prot. n. 23860/2016 del 2 settembre 2016 (LINK): “Per la presenza delle radici che hanno causato i danni visibili e compromesso la viabilità, l’Ufficio LL.PP., Manutenzioni e Ambiente ha incaricato un perito forestale per redigere una perizia tecnica finalizzata a definire gli impatti delle opere di rifacimento del manto di asfalto e l’eventuale necessità di abbattimento di alberature di pino esistenti a seguito delle lavorazioni di fresatura. Tale perizia ha segnalato una serie di prescrizioni da adottare sia preventivamente che in corso d’opera con la presenza del tecnico forestale (eventuale abbattimento di alberature, potatura delle alberature, intervento sui colletti delle alberature, fresature superficiali) che comportano un aumento dei costi dell’intervento. Si sta quindi provvedendo a reperire le risorse economiche necessarie per intervenire correttamente, anche verificando la possibilità di possibilità di utilizzare il ribasso d’asta dell’ultimo appalto di rifacimento delle strade”.
  • Riunione del CdQ n. 5 del 13 settembre 2016 (LINK): “La Presidente aggiorna i presenti sugli incontri avuti con l’Amministrazione Comunale, in special modo sulle risposte avute dal sindaco riguardo il rifacimento della strada Via di Residenza Claudia. Si decide di richiedere un incontro specifico con il Sindaco e di inoltrare contemporaneamente una richiesta di accesso agli atti. Si è ritenuto necessario verificare la perizia dell’agronomo circa l’eventuale taglio di alcuni pini nella strada in oggetto e lo stato di avanzamento della pratica amministrativa. La relazione degli incontri con il Sindaco evidenzia una situazione poco incoraggiante a causa delle risposte avute. Sostanzialmente, le richieste più importanti sono bloccate dalla mancanza di fondi”.
  • Riunione del CdQ n. 5 del 18 ottobre 2016 (LINK): “Il Presidente comunica ai presenti i risultati dell’incontro con il Sindaco. Dopo aver elencato tutte le domande che sono state sottoposte, illustra le risposte (non ancora ufficiali) che l’Amministrazione ha fornito. … omississ … I presenti hanno potuto consultare i documenti relativi alla perizia e alle osservazioni fatte per il rifacimento di via Residenza Claudia, … omississ …”.
  • Assemblea generale del CdQ n. 5 del 18 dicembre 2016 (LINK): “A parziale modifica di quanto comunicato nel precedente incontro con il Consiglio Direttivo (14 ottobre 2016) informa che i lavori di ripristino di via Residenza Claudia saranno oggetto di appalto entro il mese di febbraio 2017. Ricordiamo che nell’incontro era stato previsto l’inizio dei lavori con il taglio degli alberi per la settimana successiva, utilizzando i fondi già reperiti per l’ammontare di circa € 15.000. La disponibilità di fondi per il resto della spesa (circa € 35.000) era condizionato dalla rendicontazione finale di altri lavori già appaltati e in via di ultimazione”.

Emerge, dalla consultazione di questi documenti, che la perizia dell’agronomo era stata consegnata agli uffici comunali sin dal marzo 2016. Richiamata più e più volte, in particolare nella nota n. 23860/2016 del settembre 2016, a firma del Sindaco Sabrina Anselmo, sembrerebbe contenere “….serie di prescrizioni da adottare sia preventivamente che in corso d’opera con la presenza del tecnico forestale (eventuale abbattimento di alberature, potatura delle alberature, intervento sui colletti delle alberature, fresature superficiali) ….”.

Parrebbe, poi, che con il passare del tempo, vedi estratto dell’Assemblea generale del CdQ n. 5 del 18.12.2016, la perizia (o la sua interpretazione?) realizzata dall’agronomo incaricato, muti il suo contenuto.

Si passa, difatti, dall’affermazione del Sindaco del 2 settembre 2016 a quella dell’Assessore Casali del 18 dicembre 2016. Da prescrizioni concernenti eventuale abbattimento, potatura, intervento sui colletti radicali e fresature superficiali al “taglio degli alberi per la settimana successiva”.

A cosa sia dovuta questa “mutazione” non ci è stato possibile verificarlo. I documenti sopra riportati sono i soli, insieme alle DD, che siamo stati in grado di reperire accedendo ai siti web del CdQ n. 5  e del Comune.

Ma andiamo oltre.

Il 25 marzo 2017, con DD 323 (LINK) a firma del Dirigente Egidio Santamaria, viene approvata la modalità di gara e schema lettera di invito per il servizio di abbattimento di n. 23 alberature di pino ubicate in Via di Residenza Claudia.

Nella stessa si premette che:

  • Vista la Determinazione dirigenziale n. 46 del 02-02-2016 (LINK, si noti il contenuto della stessa laddove prevede la presenza del tecnico forestale a supervisione dei lavori onde valutarne gli impatti sulle alberature nel corso degli stessi – ndr), con la quale è stato incaricato un tecnico abilitato esperto nel settore per la redazione di una perizia tecnica con l’obbiettivo di valutare gli impatti dei lavori di rifacimento del piano stradale sugli apparati radicali delle alberature di pino domestico presenti in Via Residenza Claudia;
  • Vista la perizia trasmessa in data 07/02/2017 con protocollo comunale n. 3750/2017 che attesta la necessità di procedere all’ abbattimento di n. 23 alberature di pino site in Via Residenza Claudia al fine di eliminare condizioni di pericolo per persone e cose.

Ovvero si fa riferimento ad una perizia, protocollata a marzo 2017, il cui contenuto, stando alla ricostruzione che abbiamo sopra riportato, sarebbe dovuto essere noto sin dal marzo 2016 (circa un anno prima).

Quindi, per intenderci, l’allora Vice Sindaco Bianchini, la Sindaca Anselmo, l’Assessore Casali ed i membri del CdQ n. 5 che parteciparono agli incontro con l’amministrazione, a quale perizia si riferivano?

Ma andiamo oltre.

Il 7 giugno 2017, con DD n. 656 (LINK) a firma del Responsabile Area III, viene affidato il servizio di abbattimento delle alberature presenti in Via di Residenza Claudia (per completezza si parla di affidamento gratuito, ovvero alla ditta che opera il taglio viene riconosciuto il “solo” valore del legname di risulta).

Nella stessa viene premesso che:

  • Visto che questo Ente, in seguito ai lavori inerenti la messa in sicurezza (DD n° 1551 del 30/12/2016 – LINK) e quindi per l’abbattimento delle alberature, ha effettuato un indagine di mercato e con successivo invito a presentare il preventivo per il noleggio della sola autogru a caldo per giorni tre a ….”.

Leggendo il contenuto della citata DD n. 1551 del 30.12.2016 emerge, però, che l’allora Responsabile dell’Area III, non prevedeva l’abbattimento delle alberature tout-court (perché non era nelle sue responsabilità stabilire ciò), bensì:

  • Premesso che occorre dare corso ai lavori di sistemazione della viabilità in località Residenza Claudia, in particolare provvedendo alla potatura ed all’abbattimento di alberi pericolanti.

Ovvero, secondo la nostra interpretazione, l’allora responsabile aveva previsto l’esigenza di eseguire interventi di rifacimento della strada e, vista la presenza dei pini che con le loro radici hanno divelto la sede stradale, si sarebbero potuti rendere necessari interventi di potatura e/o abbattimento degli stessi. Quali interventi? Quelli che il tecnico incaricato con DD n. 210/2016 dirà di eseguire con una sua perizia la quale sembrerebbe nota sin dal marzo 2016 per poi essere ri-nota nel marzo 2017.

Tutto ciò premesse, vorremmo conoscere il contenuto della perizia citata dall’allora Vice Sindaco Bianchini (in data 2.3.2016), dal Sindaco Anselmo (in data 2.9.2016), dall’Assessore Casali (in data 18.12.2016) e dai membri del CdQ n. 5 che parteciparono agli incontri con l’Amministrazione (perizia che, a quanto ci è stato possibile sapere chiedendo a chi era in Giunta all’epoca, dovrebbe essere stata consegnata al Comune intorno a metà febbraio 2016).

Vorremmo conoscere il contenuto della perizia di cui al prot. n. 3750/2017 del 7 febbraio 2017.

Qualora dovessimo trovarci dinanzi a due perizie distinte, realizzate peraltro dallo stesso tecnico (?) a seguito della stessa DD (?), vorremmo sapere perché questi ha prodotto due lavori anziché uno.

Semmai al Dott. Roncoloni fosse stata affidata una nuova perizia (noi non abbiamo trovato nulla sul sito web del Comune), vorremmo conoscerne i termini per comprendere cosa gli sia stato richiesto.

Chiediamo, dunque, la pubblicazione di questi documenti (citati nelle Determinazioni Dirigenziali, quindi pubblici). Qualora ciò non accadesse, inviteremo i Consiglieri comunali di opposizione a fare un accesso agli atti, in base all’art. 60 del Regolamento, al fine di recuperare le “eventuali due perizie” nonché le comunicazioni intercorse tra il Comune ed il tecnico incaricato, Dott. Roncoloni.

Precisiamo, infine, che la comunità virtuale locale ha provato a richiedere quanto sopra ad alcuni rappresentanti della maggioranza apparsi sui social network ove gli stessi hanno provato a fornire chiarimenti in merito, senza ottenere, però, alcun documento ….

Associazione Progetto Comune

La condanna a morte del lago!

Il 23 maggio u.s., presso il Centro Congressi «La Fornace» – Roma, si è svolto un incontro – più volte citato dai rappresentanti delle Istituzioni Locali nel convegno di ieri, 31.05.2017, tenutosi presso la sede del Consorzio di Navigazione del lago a Bracciano, nel quale i rappresentanti delle Amministrazioni locali sono stati messi a conoscenza della “strategia di Acea per la tutela del lago“.

Ma cosa è stato riferito dal nuovo management di Acea, appena nominato (dal M5S), ai sindaci del lago?

Hanno davvero prodotto una programmazione di interventi, a breve, medio e lungo termine, che possano salvare il nostro lago?

NO! Assolutamente NO! Anzi!

Per chi fosse interessato a conoscere la “condanna a morte” del nostro lago, può consultare il documento al seguente link (formato PDF).

Ci domandiamo per quale motivo suddetto documento non sia stato ampiamente e capillarmente diffuso dalle Amministrazioni del nostro lago.

Trasparenza: caratteristica solo dell’acqua che continuiamo a perdere!

(Nota: di seguito alcune pagine estrate dal documento di cui al link sopra riportato)

Emergenza lago: cosa fare?

azione.legale

Mercoledì 31 maggio 2017, alle ore 19.30, presso la sede del Consorzio di navigazione (Idroscalo degli Inglesi, lungolago G. Argenti, 00062 Bracciano) si terrà un incontro, organizzato dalle amministrazioni comunali di Bracciano, Anguillara e Trevignano in collaborazione con il Consorzio stesso e l’Ente parco Bracciano-Martignano, per affrontare la crisi idrica che sta devastando il lago di Bracciano.

Si tratta di una lodevole iniziativa in cui, per la prima volta, tutte le istituzioni locali muovono in una direzione comune a difesa del lago che, purtroppo, continua inesorabilmente a scendere.

In questi ultimi mesi sono molte le azioni poste in essere per la tutela dell’unica fonte di ricchezza (nel senso più ampio possibile del termine): interrogazioni, comunicati stampa, incontri tecnico/scientifici e politico/legali, tavoli tecnici, etc etc.

Nulla di quanto fatto ha però sortito l’effetto voluto, il livello delle acque ha continuato a scendere, non è piovuto ed il gestore unico di Ato2, ovvero l’Acea Ato2 Spa, perdura nella sua opera di “prosciugamento” del lago.

Chi avrebbe mai pensato a qualcosa di peggio? Eppure la scorsa settimana, con il comunicato congiunto di tre delle quattro amministrazioni comunali che confinano con il lago (e sì perché anche il Comune di Roma sarebbe – in teoria – competente sul lago, precisamente nella zona di “Polline”), abbiamo appreso che l’azienda di proprietà del Comune di Roma, l’Acea, non solo non cesserà la captazione, non solo non diminuirà i prelievi, ma procederà ad un aumento della captazione per far fronte alla “grave emergenza idrica”, come se questa fosse apparsa dal nulla.

Abbiamo la consapevolezza che questo atteggiamento produrrà un gravissimo danno all’ecosistema lago.

Abbiamo la consapevolezza che questo atteggiamento porterà al collasso dell’equilibrio biologico del lago.

Abbiamo la certezza che le nostre comunità subiranno un danno economico, sociale, umano, culturale che nessuna epoca prima ad ora aveva mai prodotto.

Sono 10 mila anni che il lago è ciò che è, con variazioni di livello più o meno indotte (vedi incile sul fiume Arrone della metà del 1600), eppure il passato ce lo ha consegnato a noi ancora “vivo”. Passare alla storia come la generazione che ha partecipato alla sua “condanna a morte” è qualcosa che, per chi, come noi, su questo lago ci è nato, cresciuto o la ha scelto come meta per vivere, non possiamo accettare.

Per questi motivi, riteniamo necessario procedere all’avvio di una azione legale a tutela del lago. Riteniamo sussistere le condizioni e la fondatezza giuridica per procedere nei confronti di chi sta avanzando verso una direzione contraria rispetto a quella indicata dagli esperti.

Siamo disponibili a collaborare e a fornire tutta la documentazione da noi raccolta, sia tecnico-scientifica, sia giuridico-legale. Ma ribadiamo con convinzione che l’azione legale sia l’unica strada rimasta, anche in virtù della scarsa sensibilità dimostrata dai rappresentanti del Governo che, interrogati più volte, non hanno saputo fare altro che riportare informazioni già note ai diversi interroganti.

Azione legale che deve essere fatta propria dalle tre amministrazioni comunali, dal Consorzio di navigazione e dall’Ente parco.

Ognuno dei soggetti sopra citati ha il dovere di difendere il territorio ed il lago, seppur con diverse competenze e responsabilità. Non riteniamo utile che l’azione legale venga avviata da un soggetto diverso o da un privato o da un gruppo di soggetti privati.

Sono le “istituzioni locali” che hanno il dovere di procedere, con ogni mezzo, a tutela del lago, a difesa di quello che è un bene comune per eccellenza!

Forniamo anche la nostra collaborazione, in tal senso, per la predisposizione di una Mozione (la cui bozza è già disponibile), da portare in Consiglio, che impegni le tre amministrazioni – ma anche il Consorzio di navigazione e l’Ente parco – a procedere giudiziariamente contro chi si sta rendendo responsabile di uno dei più grandi danni ambientali che l’uomo ricordi. Questo servirà anche ad ufficializzare la posizione delle istituzioni locali, a fare fronte comune non solo negli intenti, ma anche nelle azioni.

Agendo diversamente, a nostro avviso, non si avranno le stesse chance, l’azione legale non avrà lo stesso peso, la rappresentatività non sarà la stessa: è necessario dimostrare che tutta la comunità locale si oppone allo sfruttamento indiscriminato ed irresponsabile dell’acqua del lago!

Associazione “Progetto Comune”